Premessa
a cura di Riccardo Impollonia, Gianfelice D’Alonzo e Giovanni Pedone
Le aziende che presentano eccedenze di liquidità spesso si trovano a dover gestire strumenti finanziari accumulati nel corso del tempo – Fondi, Sicav, Polizze – distribuiti su diversi intermediari. Una struttura di investimenti spesso complessa, stratificata e difficile da controllare, in cui i vari prodotti, spesso, sono stati inseriti senza una strategia chiara e senza una piena consapevolezza dei costi.
Questo accade in quanto molti Istituti finanziari promuovono strumenti ad alto margine, spingendo le imprese ad allocare la liquidità, in giacenza sui propri conti correnti, in prodotti poco trasparenti e spesso poco efficienti.
Il risultato?
- un portafoglio poco governabile
- performance non valutabili in modo preciso
- rischi non pienamente compresi
- costi occulti che riducono il rendimento nel tempo
Sono proprio questi motivi che hanno spinto un cliente istituzionale ad incaricarci di eseguire una diagnosi completa del portafoglio mobiliare, con l’obiettivo di:
- misurare le inefficienze (sovrapposizioni/ridondanze, sottoperformance)
- valutare la rischiosità complessiva, aggregando gli attivi distribuiti su più intermediari
- Valutare l’onerosità dei fondi/Sicav ed in generale degli intermediari
Abbiamo svolto una perizia tecnica e indipendente, basata su dati oggettivi, per consentire al cliente di tornare a governare il proprio patrimonio finanziario in modo consapevole e strategico.
Il nostro lavoro è stato così strutturato:
- valutazione della composizione attuale e dei fattori di rischio;
- creazione di un benchmark;
- calcolo dei costi complessivi annui;
ottimizzazione rischio/rendimento attraverso strumenti più efficienti.
Valutazione della composizione attuale
Abbiamo classificato ogni strumento finanziario per classe di attivo andando a determinare il peso percentuale sul patrimonio totale. Questo ha permesso una prima valutazione del rischio e dell’equilibrio del portafoglio. Avere consapevolezza dei pesi consente di governare i rischi al meglio. La Tabella 1 mostra lo schema allocativo individuato dopo l’analisi degli strumenti in essere.

📊 Tabella 1 – Scomposizione del portafoglio per classi di attivo
Creazione del benchmark
In seconda battuta abbiamo costruito un benchmark su misura, per replicare la struttura del portafoglio tramite indici di mercato total return (comprensivi dei dividendi). Il confronto con le performance storiche rivela in modo chiaro se il rischio sostenuto sta portando valore oppure no.
Nel caso analizzato, il benchmark ha ottenuto risultati superiori al portafoglio negli ultimi anni: un chiaro segnale di inefficienza strategica. Le inefficienze possono annidarsi prevalentemente nei costi dei fondi/Sicav e/o nella capacità del gestore del fondo di sovraperformare effettivamente il suo mercato.

📈 Tabella 2 – Confronto grafico tra benchmark e portafoglio (2021–2025)
Calcolo dei costi ricorrenti annui
Tra le principali cause della sottoperformance troviamo costi e commissioni elevate, soprattutto nei fondi a gestione attiva che spesso non riescono a sovraperformare il proprio mercato di riferimento.
Di seguito viene fornito un caso, tra i tanti analizzati, che dimostra l’opportunità di controllare lo stato di salute e la qualità gestionale dei fondi/Sicav presenti nel proprio portafoglio. Il confronto tra fondo, benchmark ed ETF non lascia dubbi: in questo caso, si paga di più per ottenere di meno.

📉 Tabella 3 – Confronto grafico tra benchmark, ETF e fondo attivo
Per tutti i fondi individuati, abbiamo applicato una metodologia di analisi che ha misurato la performance del fondo (corretta per il rischio) nei 5 anni di analisi, e le stesse metriche nei sottoperiodi annuali.
Nel caso del cliente analizzato, abbiamo individuato:
- un costo del portafoglio attuale => 1,61% annuo
- un costo del portafoglio alternativo con ETF => 0,17% annuo
Ottimizzare rischio e rendimento
Una volta individuati gli strumenti inefficienti, abbiamo studiato soluzioni a basso costo che permettono di ottenere performance migliori con lo stesso livello di rischio.
Il risparmio annuo stimato per il cliente, a seguito del processo di riorganizzazione finanziaria, ammonta all’1,44% del patrimonio → 14.400 € su un ipotetico controvalore di Euro/Mln 1, per anno. Un miglioramento tangibile e quantificabile.
Conclusioni
La nostra analisi dimostra che una gestione finanziaria frammentata può nascondere costi nascosti rilevanti e sottoperformance rispetto al mercato. Avviare un lavoro di riorganizzazione finanziario consente di:
- migliorare i rendimenti
- ridurre drasticamente i costi
- aumentare trasparenza e controllo
- proteggere il patrimonio aziendale nel lungo periodo


